venerdì 23 aprile 2021

La mia vita con i fumetti: Nemo in blue

Nel novembre 1980, avevo giusto 16 anni quando, in una cartolibreria di Certaldo acquistai, per 2.500 lire, una rivista intitolata Nemo, con sottotitolo “in blue”. Era il numero zero e nei mesi successivi cercai invano l’uno, che non è mai uscito. La rivista era stata presentata al Salone Internazionale dei Comics e, con la sua tiratura limitata a 2.000 copie numerate, fu distribuita nelle librerie, evidentemente non solo in quelle di Milano o della Lombardia, come annunciato negli articoli apparsi sulle altre riviste di quel periodo, visto che la copia n. 1.758 la trovai nel mio comune. Il prezzo era piuttosto alto, all’epoca Linus, Eureka e Il Mago costavano 1.500 lire, ma quello che mi spinse all’acquisto fu, forse, la carta patinata, sicuramente la grande curiosità che avevo e che, per fortuna, non mi ha ancora abbandonato. Non so perché, ma non avevo mai letto quella rivista, l’ho fatto solo dopo quarant’anni, un record! In un articolo su Linus del gennaio 1981, si legge che Nemo è una delle tante possibili pubblicazione del gruppo di autori riunito con il nome Storiestrisce e, proprio su Linus, cominciano ad apparire fumetti con la dicitura “Nemo presenta”. I fumetti pubblicati in questo fascicolo sono, in ordine di sommario, opere di: Elfo, Silvio Cadelo e Antonio Tettamanti, Milo Manara, José Muñoz, Luciano Mereghetti, Jerry Kramsky e Lorenzo Mattotti, Giorgio Carpinteri, Ugo Bertotti, Igort. Negli anni successivi ritroveremo questi autori, prima sulle riviste della Milano Libri – Rizzoli, poi in altre testate più o meno effimere. Considerando che nello stesso mese di Nemo in blue uscì il numero uno di Frigidaire, possiamo dire che novembre 1980 è la data di nascita del fumetto d’autore italiano, dopo una gestazione di alcuni anni su testate come Il Mago e AlterAlter



 

3 commenti:

  1. Wow, che bel pezzo da collezione! Per me è un po' il Sacro Graal del riviste italiane, anche se ne uscì solo un numero. Ma evidentemente fu sufficiente per far accasare gli autori su altri lidi.
    In quel fatidico novembre vide la luce anche lo 0 de L'eternauta. Certo, non era fumetto d'Autore italiano ma la proposta lo era...

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    1. Una frase fatta, ma vera: fu un periodo di grande fermento. Noi adolescenti, provenienti dal mondo "Bonelli / Marvel-Corno", che non avevamo (quasi) mai letto Linus e Alter perché erano per adulti, anche se non c'era scritto, scoprivamo che esistevano altri tipi di fumetti. Non facemmo in tempo a desiderare l'edizione italiana di Métal Hurlant, che ecco la pubblicità su Totem. Le riviste dell'editore Rocca (Nuova Frontiera) furono la prima e più importante novità: fumetti in carta patinata, racchiusi da copertina plastificata. Una rivoluzione, l'inizio di una nuova era. Ripensandoci oggi, in un contesto di storicizzazione, se Linus nel '65 aveva aperto una porta, gli anni '80 furono quelli in cui varcammo la soglia per scoprire cosa c'era dall'altra parte.

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    2. E poi erano gli anni '80, forse non lo si percepiva ancora ma stava per arrivare il benessere! Senza il quale, parliamoci chiaro, nessuna rivista di fumetti d'Autore. L'anno 1980 era però iniziato già con 1984, che mi pare uscì proprio a gennaio. Certo, non era la stessa cosa delle altre riviste ma Corben in technicolor e su carta patinata... !!!
      Una cosa che mi ha sempre colpito di quelle prime riviste era che usavano sia la patinata che quella normale "uso mano" per il bianco e nero. Questo portava a delle acrobazie nella lettura (una storia a colori finiva 16 o 32 pagine dopo) ma mi dava un'impressione di qualcosa di pregiato, perché i singoli fascicoli erano rilegati e cuciti sul dorso, e infatti resistono ancora oggi.

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