Nel 1989, Magnus aveva 50 anni ed era all’apice della sua arte. Partito con il formato tascabile e poi passato a quello delle riviste, su La Dolce Vita poté sbizzarrirsi a riempire le vignette di mille dettagli. È pur vero che così la fruizione è rallentata, se il lettore si sofferma ad osservare minuziosamente le tavole, come meritano, ma si tratta di storie brevi e va benissimo così; l’appagamento della vista ripaga la lentezza del ritmo. La rivista chiuse prima di aver pubblicato tutte le storie (solo 3, le altre 4 apparvero su Comic Art) e ci pensò la Granata Press a dare alle stampe un volume cartonato, con le tavole riprodotte nello stesso formato della rivista (vedere prima immagine), contenente l’intera opera composta da sette storie: La grande signora (3 tavole), Il muro dipinto (6 tavole), I fiori operosi (6 tavole), La pelle bugiarda (6 tavole), Fontane fredde (8 tavole), La ragazza selvatica (7 tavole), La guardiana del ponte (10 tavole). Da tempo, Magnus si ispirava a miti e leggende dell’estremo oriente, interpretandoli a modo suo. In questo caso, colloca le vicende in epoche indefinite, inserisce scene di sesso quando servono e descrive i personaggi e i loro intimi sentimenti. Personalmente, colloco Le femmine incantate ai primi posti nella classifica dei fumetti di Magnus.
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| Confronto fra libro e rivista. |
L’opera è stata
ristampata varie volte, se non sbaglio la più recente è il n. 15 della collana Il
Grande Magnus di RCS Quotidiani, uscito a luglio 2020.


