martedì 18 ottobre 2016

La mia vita con i fumetti: ricordi di turbamenti adolescenziali con i fumetti di Crepax (e di Manara)

Non avevo ancora compiuto 15 anni quando uscì il volume Justine di Guido Crepax per la casa editrice Olympia Press e lo vidi in una cartolibreria del mio paese, incellofanato e senza alcuna scritta che ne vietasse la vendita ai minori. Decisi subito che doveva essere mio ma passò molto tempo prima che riuscissi a comprarlo, forse un paio d'anni; di sicuro lo presi prima di essere maggiorenne e nel frattempo quel libro era diventato il principale oggetto di desiderio. Quando finalmente lo sfogliai, la prima impressione fu eccezionale, indimenticabile: non avevo mai visto un libro a fumetti del genere, e non solo per il contenuto. Fino a quel momento per me i fumetti erano stati quasi esclusivamente giornalini, i cartonati che mi erano capitati, leggi: regalati in varie occasioni, si contavano sulle dita di una mano; il formato di quel volume, che mi sembrava gigantesco, la carta ruvida, la qualità della stampa, la rilegatura a filo e tutto il resto lo rendevano ai miei occhi un oggetto ancora più prezioso di quanto dicesse il prezzo di copertina.

A quell'epoca (seconda metà degli anni '70 ed inizio degli '80) le uniche pubblicazioni vietate ai minori a cui un ragazzo potesse accedere facilmente e con pochi soldi, erano i fumetti pornografici che circolavano in quantità industriali (qui li chiamavamo "giornalini di donne 'gnude") ed anch'io ogni tanto li leggevo, ma Crepax, che avevo già intravisto in alcuni vecchi Linus acquistati al banco del mercato, era un altro pianeta.

Fra le varie opere dell'autore di Valentina, Justine e L'Histoire d'O sono decisamente le più "spinte":  in questo libro ci sono scene di sesso esplicito, anche contro natura, genitali femminili e maschili esibiti in primo piano, donne sottoposte a violenze di ogni tipo. Tutti questi elementi possono turbare un adolescente, ma la scena che più di tutte colpì la mia fantasia è molto soft in confronto alle altre, eccola qua sotto.



La pagina 79 del volume si apre con la quindicenne Rosalie, orfana di madre, che si confida con Justine, sua educatrice, raccontandole quello che subisce da parte del padre e della zia. Nei pochi quadretti in cui Crepax condensa il racconto della ragazza ci trovai molto di più di quanto apparisse ad una prima superficiale lettura; la mia immaginazione cominciò a volare in alto e provai quelle sensazioni che sono ancora oggi impresse nella memoria e che vorrei tentare di  trasmettere.

La scena inizia con un primo piano di profilo dalla zia, con aria severa e marziale, che prosegue un discorso già iniziato (ci sono i tre puntini di sospensione all'inizio): "… L'impertinenza di questa signorina è intollerabile!". Non sappiamo cosa abbia commesso la nipote, probabilmente niente, ma la zia vuole far valere la propria autorità ed impartisce un ordine secco, che non ammette repliche, da eseguire immediatamente: "Rosalie, tira giù le mutande!". Nella mia mente di adolescente quest'ultima frase creava una certa carica erotica perché la vedevo come la più efficace rappresentazione del comando, del potere di sottomettere un'altra persona ai propri capricci.

Seguono due vignette piccole che presentano gli altri attori in scena. Nella prima c'è Rosalie che rivolgendosi a suo padre tenta una difesa, non molto convinta e completamente inutile: "Oh, signore… io non ho fatto niente di male, ve l'assicuro!".
Del padre vediamo solo un particolare del volto perché il resto della piccolissima vignetta è occupato dalle parole della sua replica: "Avete sentito vostra zia… pretendete che io dubiti delle sue parole?".
A questo punto alla ragazza non resta altro che sottomettersi docilmente.

Dopo questa carrellata la scena si allarga e vediamo la posizione di tutti e tre i personaggi. La ragazza ha chinato leggermente la testa con rassegnazione e con la mano sinistra sta tenendo i mutandoni, abbassati fin sotto le natiche. La mia interpretazione dei famosi vuoti fra una vignetta e l'altra è che la giovane abbia eseguito il degradante ordine ricevuto, forse esitando un po' ma non troppo, e da ciò si intuisce che una situazione del genere non dovesse essere nuova in quella famiglia. Il padre è comodamente seduto sul divano con le gambe accavallate e tiene in mano un oggetto che lui stesso ci dice a cosa serva: "Rosalie, sto aspettando! Le vostre natiche vanno debitamente fustigate con queste verghe flessibili!". Con questa frase vengono ribaditi i rapporti gerarchici: il padre comanda e la figlia subisce. Poi c'è la verga flessibile che non è certo un oggetto domestico di uso comune, ma uno strumento fatto appositamente per la fustigazione. Tutto ciò all'epoca mi intrigava e mi turbava non poco. Al padre di Rosalie fa eco la zia: "Fai presto! Fai presto! Sarà peggio per te se abuserai  della nostra pazienza!".  Nel passaggio dalla vignetta precedente la donna aveva sollevato le sottane della nipote; forse quel gesto serviva a velocizzare la ragazza nel prepararsi a ricevere la fustigazione oppure l'unico motivo era quello offrire al lettore la visione del fondoschiena di Rosalie! In ogni caso vengono esposte le intimità della ragazza creandole certamente imbarazzo e vergogna.
 
Si arriva all'azione, alla vignetta centrale di questo breve flashback. La giovane malcapitata è nella scomoda posizione a cui era destinata, con il ventre appoggiato sulle ginocchia del padre; le chiappe nude sono la parte che resta più in alto, ben offerta al suo tormentatore. L'uomo le tiene una mano sulla schiena e con l'altra impugna le verghe, le quali nel frattempo si sono già abbattute ripetutamente sul comodo bersaglio. Sulla pelle di Rosalie ci sono svariati segni lasciati dai colpi; lei sta sgambettando, i mutandoni sono scesi fino alle ginocchia ed anche le cosce sono segnate; grida e chiede pietà: "Ahaaah! No!... Vi supplico… Ah!". Si può immaginare che il supplizio stesse durando già da diversi minuti, che la ragazza per un po' avesse sopportato stoicamente e solo dopo parecchi colpi si fosse lasciata andare ad urla di dolore. A questo punto il padre di Rosalie getta la maschera e dichiara apertamente che cosa lo eccita: non tanto l'atto di colpire il fondoschiena di sua figlia ma il pensiero di poter fare la stessa cosa ad un'altra donna. "Là! là! e là! Ah… vorrei che fosse Justine ad essere frustata sul culo!".
Dunque, riassumendo la situazione, la zia dice che la nipote si merita una punizione e questa si ritrova sulle ginocchia del padre per essere fustigata; l'uomo non prende certo le sue difese, anzi sembra provare piacere ma in realtà si eccita al pensiero di avere Justine al posto di sua figlia.
 
Nelle ultime vignette del racconto di Rosalie abbiamo due primi piani in cui i fratelli pervertiti (oggi potremmo dire anche pedofili, vista l'età della ragazza, ma negli anni '70 non si pensava a questo aspetto) commentano la situazione. "Ah! Quella fanciulla deliziosa ti scalda la testa, eh?" E lui ammette: "Si!... Ed è proprio per quegli insegnamenti virtuosi che lei vuole inculcare a Rosalie, che voglio fotterla!".  
Prima parla di frustare sul culo e poi di fottere, il concetto che sembra chiaro è: possedere. Il desiderio di quell'uomo è estendere su Justine il potere che ha già nei confronti della figlia.

Terminato il flashback, la tavola è poi completata da una vignetta al presente che riprende le prime due. Qui mi colpirono le parole di Rosalie: "Mio padre si lascia influenzare a tal punto da mia zia!... Lei dopo la mia correzione, gli ha bisbigliato qualcosa nell'orecchio e…". La frase non è terminata perché nella pagina successiva il racconto della ragazza prosegue e si conclude.

I punti da osservare sono due: prima di tutto la ragazza tende quasi ad assolvere suo padre addossando le responsabilità alla zia. Questa lo renderebbe succube fino al punto di spingerlo a maltrattare la figlia, e dunque, sembra voler dire Rosalie, non è colpa sua. Poi c'è la parola "correzione" usata per descrivere quello che ha appena raccontato: fa sembrare tutto normale, come se lei meritasse veramente di essere punita dal padre con la partecipazione compiaciuta della zia.

Nell'immagine sotto: la pagina 80 del libro; questa ulteriore sequenza di flashback, sebbene più morbosa, mi fece meno effetto.
 

Scene di questo tipo, molto soft, ma che creano una tensione erotica attraverso la descrizione di particolari situazioni in ambito familiare, diventarono all'epoca le mie preferite, specialmente quando ne trovai un perfetto esempio alcuni anni dopo, nel n.  50 della rivista Comic Art, del dicembre 1988. Si tratta di un breve fumetto a colori di Manara dal titolo Candid camera, dove il marito e la suocera tormentano con un frustino la giovane moglie e nuora (in seguito questa storia è stata ristampata diverse volte, anche in bianco e nero, insieme ad altre di una serie che prenderà lo stesso titolo, e viene indicata come Miele IV).


Esaminiamo ora due scene, senza considerare i racconti di cui fanno parte ma estrapolandole dai rispettivi contesti; confrontandole troviamo diverse analogie. Si tratta della prima tavola di Crepax vista sopra, quella con la sequenza della fustigazione di Rosalie, ed un paio di tavole consecutive di Manara, in cui vengono descritte le frustate somministrate dalla suocera.
Immagine tratta da Miele IV, dal libro Candid camera - L'asino d'oro, volume 13
della collana Manara - Le opere, pubblicato da Il Sole 24 Ore nel dicembre 2006.


Tavola immediamente successiva a quella sopra, tratta da Comic Art n. 50 del dicembre 1988.

I punti in comune ai due autori sono almeno cinque.
1. In entrambi i casi ci sono un uomo ed una donna che maltrattano una giovane donna colpendola sulle chiappe con un apposito strumento.
2. In ciascuna delle due scene tutti e tre i personaggi appartengono alla stessa famiglia ed è evidente che non sono nuovi a situazioni del genere.
3. Sia in Crepax che in Manara i protagonisti giustificano le proprie azioni, convinti che le malcapitate di turno si meritino tutto quanto per chissà quali colpe.
4. Le due vittime hanno in comune la non ribellione, l'accettazione passiva di ciò che gli altri riservano loro.
5. Anche alcuni particolari si assomigliano: entrambe le giovani sottoposte a maltrattamenti ubbidiscono all'ordine di abbassarsi da sole le mutande ed assumono posizioni che agevolano lo svolgimento delle punizioni senza essere obbligate con la forza.

In tutte e due queste scene trovai la rappresentazione del potere di sottomettere un'altra persona, esercitato in ambito familiare. Un potere talmente ben radicato che le vittime non si tirano indietro ma si lasciano infliggere umiliazioni e dolore fisico da parte di chi comanda.


Non ho le competenze per analizzare gli effetti che questi due fumetti potevano avere all'epoca della loro uscita su lettori adolescenti, ma ricordo benissimo che sognai diverse volte di essere al posto del dottor Rodin, il padre di Rosalie nel libro di Crepax, e poi di Oscar, il marito di Laura nel fumetto di Manara.