domenica 16 febbraio 2014

Chi si ricorda ... i "titolini" negli albi Bonelli?

Quello che segue è un mio articolo degli anni '90 dedicato a quella sorta di capitoli in cui erano suddivisi gli albi della Bonelli.

Cercheremo qui di analizzare un aspetto del tutto marginale e forse insignificante delle storie a fumetti soffermando la nostra e la vostra attenzione su quei "titolini" che troviamo sparsi negli albi della Sergio Bonelli Editore, scritti in alto nel margine bianco delle pagine e ai quali ormai non facciamo più caso tanto siamo abituati a vederli. Quanti di noi comprando Tex o Zagor non sono mai corsi alle varie pagine indicate nel sommario per vedere se la storia inziata in precedenza finiva lí o si sarebbe dovuto attendere un'altro mese?
L'origine di questi titoli crediamo sia ben nota a tutti, ma vogliamo comunque ricordarla: inizialmente gli albi "giganti" ristampavano le storie già apparse nel formato "striscia" unendo tre strisce in ogni pagina; ovviamente ogni fascicolo raggruppava un buon numero di vecchi albetti, ognuno dei quali aveva un suo proprio titolo che veniva regolarmente riportato nell'albo gigante, magari semplicemente riproducendo filologicamente la prima striscia con il titolo scritto in una didascalia a colonna. Quando poi il vecchio materiale si esaurí e si passò ad una produzione specifica per gli albi giganti che avevano dunque soppiantato le vecchie strisce, in parte questa suddivisione in "capitoli" fu mantenuta, per motivi che poi vedremo, ma il loro numero diminuí da sette/dieci, tanti erano gli albi a striscia ristampati in uno gigante, a tre/quattro. Questi titoli non hanno una funzione narrativa, di fatto dividono la storia in una sorta di capitoli, ma non la interrompono in alcun modo essendo scritti nel margine della pagina, quindi al di fuori della tavola disegnata; spesso coincidono con cambi di scena, magari in corrispondenza di una vignetta quadrupla, ma non sempre questo avviene. Non mancano ovviamente casi particolari di albi effettivamente divisi in capitoli dove la presenza di questi titoli viene sfruttata a fini narrativi, ma sono le immancabili eccezioni a conferma della regola.
Ad insinuare il dubbio che vi fossero motivazioni particolari e sconosciute dietro l'imperversare dei titolini, e quindi a generare il presente intervento, ha contribuito in particolar modo il loro espandersi anche ai nuovi albi della Sergio Bonelli Editore, i quali niente hanno a che vedere con i vecchi personaggi che, avendo avuto una versione a striscia con la successiva ristampa nel formato gigante, magari mantengono i titolini per rispettare una tradizione che tutto sommato non costa niente. E invece anche i nuovi albi hanno i loro bravi titolini, e cosí pure i numeri speciali estivi, restandone "immuni" solo gli almanacchi ed i texoni (e i dylandogoni).

Da qui in poi con la parola "titolini" intenderemo riferirci a tutti quelli che sono elencati nel sommario di ogni albo: quindi avremo i titolini veri e propri che inframmezzano le storie, ma pure i titoli degli albi (quelli riportati anche in copertina) e i titoli delle storie che iniziano all'interno di un albo senza avere la copertina a loro dedicata; tutti questi, vedremo in seguito, hanno motivo di essere accomunati. Negli albi che ormai possiamo chiamare "vecchio stile" bonelliano, ogni storia classicamente a cavallo di tre o più numeri, è giocoforza divisa in capitoli, uno per ogni albo che coinvolge, per cui può valere il dare uniformità ai capitoli aggiungendone altri all'interno. Esempio: se una storia inizia a metà dell'albo numero x, prosegue per tutto il numero x+1 e termina a metà del numero x+2, ha già in partenza tre titoli: quello con cui inizia nel numero x e quelli nelle copertine degli albi x+1 e x+2, solo che questi tre capitoli non sono uniformi e per renderli tali un buon metodo è quello di aggiungerne altri. Quindi la presenza dei titolini è leggermente diversa e, diremmo, più integrata, che non nei "nuovi" albi, autoconclusivi, dove appare ben più strana.
Per trovare una qualche funzione pratica a questi titoli dovremmo ricorrere allo studio dei vari metodi adottati per "tenere il segno" quando siamo costretti ad interrompere la lettura di un albo: nessuno credo utilizzi dei segnalibri quando legge fumetti (tranne forse i libri con molte pagine, ma tutto questo è un altro bel discorso che dovrebbe affrontato in altra occasione) e le vecchie abitudini di piegare un angolo della pagina o di appiattire l'albo aperto sul tavolo pigiando sulla costola sono senz'altro da deprecare. Una possibile soluzione è quella di interrompere la lettura in coincidenza di un titolo senza bisogno di piegare la pagina o altro per ritrovare il punto. Titolini quindi come segnalibri, ma questa forse è solo una strana abitudine di chi scrive. Si potrebbe tentare di analizzare questi titoli per scoprire se sempre anticipano ciò che avverrà nelle pagine successive ed in quali casi tale anticipazione è utile o magari dannosa, ma non è questa la sede poiché l'intenzione è quella di svelare l'arcano. Ed anche perché questi titolini forse non meritano di essere presi in considerazione seriamente più di tanto (ed infatti non lo sono mai stati da parte di alcuno, ad esempio nello stilare cronologie; neppure i numerosi libri o cataloghi dedicati ai personaggi bonelliani li hanno mai inclusi) poiché non sono espressione dell'autore della storia, ma un fatto puramente redazionale. Alla Bonelli infatti tutti i titoli degli albi, non solo quindi i nostri "titolini", ma anche quelli delle copertine (ecco l'elemento che li accomuna), sono decisi in redazione e non, come si potrebbe pensare, dallo sceneggiatore, il quale si limita a suggerire un titolo per la storia che ha scritto, ma poi questo viene quasi sempre cambiato per rispettare varie esigenze; dei titolini viene deciso tutto in redazione: quali mettere e dove. Quindi un'eventuale analisi approfondita è rimandata al futuro, in questa od altra sede.
L'arcano ci è stato a nostra volta svelato dal direttore generale Decio Canzio, il quale spiega che secondo la legge italiana una pubblicazione per poter avere lo status di "periodico" con le conseguenti agevolazioni fiscali, tariffarie postali, ecc. <... non deve essere, diciamo cosí, monografica, bensí deve essere suddivisa in "compartimenti" diversi. Per esempio, un settimanale, tipico periodico, è diviso in "pezzi giornalistici", uno diverso dall'altro.> (citazione testuale dal fax ricevuto da Canzio). Gli albi Bonelli essendo occupati da una sola storia evidentemente rischiano di non rientrare nella suddetta categoria e quindi vengono sezionati con i "titolini" per motivi burocratici. Il ché coincide con la mancanza di titolini nelle storie degli almanacchi, che di per sé sono divisi in sezioni, e nei texoni per i quali valgono come sezioni le parti scritte per introduzione. 

Dunque inutile tentare di trovare motivi legati alle storie a fumetti, i "titolini" a cui, noi lettori bonelliani, forse senza rendercene conto siamo affezionati, pur avendo nobili origini, sono adesso ridotti al servizio della burocrazia. Forse un po' di delusione c'è stata, ma fossero tutte qui le delusioni!